Sport

 “Che io possa vincere, ma se non riuscissi, che io possa tentare con tutte le mie forze”

Lo sport può costituire un’importante risorsa educativa e ludica per le persone con sindrome di Down, di tutte le età, e per le loro famiglie. Ogni disciplina sportiva, oltre ai benefici in termini fisici, porta con sé delle precise dinamiche che consentono ai ragazzi di interagire, di mettersi in gioco, di dimostrare quali possano essere le loro reali capacità e i loro limiti. Lo sport è un linguaggio universale che annulla le barriere e crea ponti tra persone di età, provenienza, abilità estremamente diverse tra loro. Non è sempre stato così e tutt’ora non è sempre facile poter praticare sport per le persone con sindrome di Down: “Non siamo attrezzati”, o anche “non abbiamo personale specializzato” sono le risposte che molti genitori hanno ricevuto alla richiesta di poter iscrivere i propri figli ai corsi di molte strutture.
Gli atleti con sD hanno enormi potenzialità, basta metterli alla prova. Per questo è fondamentale che sempre più famiglie possano avvicinare i propri figli al mondo dello sport, nel modo più giusto, anche grazie al sostegno dell’Associazione, degli enti territoriali e delle società sportive.
Fare sport da disabili vuol dire accettare una doppia sfida, da una parte con se stessi, dall’altra con il pregiudizio delle persone.

Sport e integrazione

Lo sport è un grande strumento di integrazione. Quello di squadra come quello singolo, con i loro allenamenti e le loro regole.

Tanti sono i perché una famiglia dovrebbe scegliere di far praticare al proprio figlio lo sport in un contesto di integrazione. Lo sport:

  • si basa sulle differenze: in tutte le attività fisiche si vince se si riesce a diversificare capacità, abilità, competenze e caratteristiche personali.
  • si fonda sul concetto di rispetto e lealtà: in una società sempre più individualista e orientata alla corsa verso il profitto personale, lo sport spinge chiunque lo pratichi verso i valori del rispetto verso tutti (compagni, avversari, arbitro). Educare al rispetto, significa educare alla tolleranza, a prescindere dalle competenze e dalle abilità di chiunque;
  • è accoglienza: quando vincere non è un obbligo, lo sport si fonda sull’idea più profonda di accoglienza. Per sua natura accoglie chiunque, e attraverso l’impegno, la fatica, la passione, porta verso grandi risultati;
  •  Come momento di amicizia, di esperienza e di festa. E’ la situazione ideale in cui si sperimenta il confronto con l’altro e con i propri limiti, si apprende il rispetto delle regole e il gusto dell’impegno.
  • offrono l’opportunità di svolgere un’attività all’aria aperta
  • lo sforzo fisico nello sport rafforza il rapporto con il proprio corpo

Per creare contesti volti all’integrazione non è però assolutamente sufficiente inserire fisicamente un bambino con sindrome di down. Per integrare serve uno sforzo condiviso e un incremento di competenze da parte di tutti i componenti del mondo sportivo. Per costruire un progetto volto all’integrazione è quindi necessario che allenatori, dirigenti, compagni di squadra, tutti i genitori, siano coinvolti in uno sforzo comune e condiviso. L’esperienza e la competenza degli “specialisti” non deve essere totalizzante, ma anzi, deve permettere a tutti di assumersi un ruolo attivo nell’accoglienza.

Quale sport?

La pratica di un’attività sportiva può essere effettuata in ogni fase della vita, con caratteristiche diverse per tipologia e intensità. E’ indispensabile, prima dell’avvio di qualsiasi tipo di attività sportiva, un adeguato controllo medico con lo scopo di escludere la presenza di patologie cui l’attività fisica potrebbe pregiudicare.
Per un’attività sportiva non agonistica, il pediatra o il medico di famiglia sono le figure sanitarie più idonee per valutare lo stato di salute della persona con sD. Nel caso si voglia far praticare un’attività fisica di tipo agonistico è necessario sottoporre la persona con sindome Down a una visita medica presso un medico specialista in medicina dello sport che opera presso l’ASL o presso studi convenzionati, comprensiva di accertamenti strumentali per una valutazione attenta dell’apparato cardiocircolatorio e respiratorio (Decreto Ministeriale del 4 marzo 1993).

Fai sport con noi

Crediamo talmente tanto nella funzione educativa dello sport che, negli anni, abbiamo strutturato dei progetti che si svolgono nell’ambito dell’attività associativa e che sono seguiti da personale AIPD.

Un coordinatore, specializzato nel settore sportivo, risponde alle telefonate di richiesta da parte dei soci, incontra responsabili e referenti delle strutture sportive che offrono corsi/attività e lavora ad accordi con federazioni, associazioni e strutture sportive.
Lo scopo del coordinamento delle attività sportive è quello di riuscire a creare un ponte tra i soci che cercano attività di questo genere per i loro figli e le varie proposte che i territori offrono.

Ragazzi Down al Timone (Vela)

Una meta per crescere (Rugby)

Tutti a canestro (Basket)

Scheda sport e tempo libero

La sezione dell’Aipd Roma ha elaborato la scheda sport e tempo libero rivolta a tutti i genitori di persone con sindrome di down (bambini, ragazzi, adulti) che praticano attività sportiva e vogliono condividere con tutti i soci le caratteristiche delle strutture che li accolgono.

FAQ

Che sport può praticare mio figlio?

Per la scelta dello sport da far praticare al proprio figlio l’ideale sarebbe rivolgersi a un centro di orientamento sportivo che è in grado di consigliare la pratica sportiva più idonea in base a una valutazione delle potenzialità e limiti fisici e/o comportamentali dell’aspirante atleta. In mancanza di questi centri ci si può rivolgere al servizio di neuropsichiatria (in caso di minori), o al medico curante o ancora al servizio di medicina dello sport dell’ASL.

Quale visita medica deve fare mio figlio prima di praticare un’attività sportiva?
Il Decreto Ministeriale del 4 marzo 1993 prevede che l’atleta con sD si sottoponga a una visita medica comprensiva di accertamenti strumentali a carico dell’apparato cardiocircolatorio e respiratorio. I controlli possono essere effettuati presso il medico specialista in medicina dello sport operante nelle ASL, negli ospedali o presso studi privati riconosciuti. A seguito della visita con esito positivo, viene consegnato il certificato di “idoneità allo sport agonistico adattato ad atleti disabili”, con validità annuale.

A che età è possibile cominciare un’attività sportiva?
Per quanto riguarda lo sport agonistico è possibile cominciare a 8 anni, a eccezione delle discipline in acqua che sono praticabili anche molto prima.

E’ consigliabile l’attività sportiva per una persona down?
Lo sport aiuta la socializzazione, migliora l’attitudine alla collaborazione, insegna il rispetto delle regole, trasmette il rispetto per se stessi e per gli altri e il senso di lealtà, forma al controllo dell’aggressività e delle emozioni in generale.