Firma

Molte persone con sindrome di Down sanno scrivere, e dunque firmare, solamente in stampatello. È opinione e prassi diffusa che la firma in calce ad un atto o ad una richiesta debba essere apposta in carattere corsivo. Secondo l’articolo 21 del DPR 445/2000 (testo unico delle disposizioni legislative e regolamentari in materia di documentazione amministrativa) “l’autenticità della sottoscrizione di qualsiasi istanza … da produrre agli organi della pubblica amministrazione, nonché ai gestori di servizi pubblici è garantita con le modalità di cui all’art. 38, … “(art. 38, comma 3: Le istanze e le dichiarazioni sostitutive di atto di notorieta’ da produrre agli organi della amministrazione pubblica o ai gestori o esercenti di pubblici servizi sono sottoscritte  all’interessato in presenza del dipendente addetto ovvero sottoscritte e presentate unitamente a copia fotostatica non autenticata di un documento di identità del sottoscrittore). Nessuna norma generale definisce in modo più preciso i caratteri della “firma” o della sottoscrizione rilevante nella redazione di atti pubblici o di documenti privati. La sottoscrizione svolge tre funzioni essenziali: indicativa (mira a individua- re l’autore del documento), dichiarativa (comporta l’assunzione di paternità dell’atto) e probatoria (definisce  l l’autenticità del documento). Per assolvere a queste tre funzioni, alla sottoscrizione sono associate tre caratteristiche essenziali: l’autografia, la nominatività e la leggibilità. Secondo la prevalente dottrina, poi, il carattere dell’autografia implica che debbano essere usati mezzi i quali rivelino il movimento grafico della mano (anche a caratteri stampatelli), con la sola esclusione di mezzi meccanici di qualsiasi tipo. In mancanza di apposite norme che definiscano i requisiti stilistici della sottoscrizione, dunque, non è possibile affermare, a priori e in modo generalizzato, che la firma debba essere necessariamente redatta in carattere corsivo e che sia illegittima quella redatta in carattere stampatello.